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Come Eliminare Funghi dal Prato

Spuntano dopo un temporale, come piccoli ombrellini bianchi o marroni, e il prato che ieri sembrava una tavola da biliardo oggi assomiglia a un boschetto in miniatura. Fastidioso? Sì. Preoccupante? Non sempre. Con qualche accorgimento mirato puoi ridurre la comparsa dei funghi nel prato e, soprattutto, evitare che tornino di continuo. Non servono magie, ma metodo, costanza e qualche gesto da giardiniere vero.

Prima domanda: perché compaiono i funghi proprio lì?

Indice

  • 1 Prima domanda: perché compaiono i funghi proprio lì?
  • 2 Intervenire subito senza stressare il prato
  • 3 Feltro e residui: la materia prima dei funghi
  • 4 Irrigazione furba: meno spesso, ma meglio
  • 5 Aerazione e drenaggio: quando l’aria fa la differenza
  • 6 Ombra, circolazione d’aria e altezza di taglio
  • 7 Fertilizzazione e pH: quando servono davvero
  • 8 Fungicidi: ultimi della lista, non la soluzione lampo
  • 9 Bambini, animali domestici e sicurezza: prima di tutto
  • 10 Un aneddoto che vale una soluzione
  • 11 Calendario pratico: cosa fare nelle stagioni chiave
  • 12 Domande ricorrenti senza giri di parole
  • 13 Mettere tutto insieme: un piano d’azione che regge
  • 14 Conclusioni

I funghi sono il segnale che il suolo è vivo. Il micelio lavora sotto l’erba come una rete finissima e, quando trova umidità, ombra e materia organica da decomporre, decide di fruttificare. Quello che vedi in superficie è solo la “punta del lavoro”, il corpo fruttifero che rilascia spore. Il resto resta nascosto, tra feltro, radici e granelli di terra. Non è un difetto del prato, è un equilibrio che s’è spostato a favore dei funghi. Di solito succede dopo piogge frequenti, in punti poco drenanti, vicino a vecchi ceppi interrati o dove lo sfalcio si accumula e marcisce.

C’è poi l’effetto ombra. Sotto alberi folti o lungo le siepi la rugiada mattutina resta più a lungo. L’erba asciuga tardi, il suolo mantiene un’umidità costante e i funghi si sentono a casa. Se a questo aggiungi un terreno compattato dal passaggio, e magari un’irrigazione troppo generosa, il quadro è chiaro. Ecco perché compaiono sempre negli stessi cerchi o strisce. Il bello è che, agendo su questi fattori, puoi invertire la tendenza senza stressare il tappeto erboso.

Intervenire subito senza stressare il prato

Quando i funghi sono già usciti, la prima mossa è semplice e un po’ zen: rimuoverli a mano, con guanti, e metterli in un sacco. Non calciarli, non passarci sopra col rasaerba pensando “così li trito”: spargeresti spore in giro come coriandoli a Carnevale. Non è il caso. Stacca il cappello con delicatezza, afferra anche il gambo e chiudi tutto in un sacchetto. È un gesto ripetitivo, quasi meditativo, ma vale oro perché interrompe la dispersione.

Subito dopo, pulisci la zona. Se restano frammenti, un rastrello leggero li porta via senza danneggiare l’erba. Evita candeggina, aceto, sale o altri rimedi casalinghi aggressivi: bruciano la chioma, rovinano il suolo e, paradossalmente, aiutano i funghi aprendo spazi dove l’erba stenta a ricrescere. Detto questo, togliere i corpi fruttiferi non “uccide” il micelio, ma riduce l’effetto estetico e guadagna tempo per lavorare sulle cause.

Feltro e residui: la materia prima dei funghi

Hai presente quel tappetino spugnoso tra terra ed erba? È il feltro, un intreccio di radici morte, residui di foglie e sfalcio mal distribuito. Se è abbondante, trattiene acqua e offre banchetto ai funghi. Qui entrano in gioco arieggiatore e scarificatore. Non serve esagerare, ma una passata decisa in primavera o in autunno sgrassa il prato e lo fa respirare. Lo sfalcio, poi, va gestito: taglia con lama affilata, non troppo bassa, e non lasciare mucchietti a fermentare. Se usi il mulching, fa’ in modo che l’erba sia asciutta e corta, così i frammenti ricadono fini e si integrano senza creare feltro.

Un altro dettaglio spesso ignorato è la legna interrata. Se anni fa hai tolto un albero e hai coperto il buco con terra, sotto potrebbe esserci ancora legno in decomposizione. I funghi adorano queste mense nascoste. In questi casi i “cerchi delle streghe”, i famosi fairy ring, sono più probabili. Non serve dissotterrare mezzo giardino, ma sapere che la fonte è lì aiuta a scegliere l’intervento giusto.

Irrigazione furba: meno spesso, ma meglio

L’acqua è vita, però può diventare un invito aperto ai funghi se gestita male. Il prato preferisce irrigazioni profonde e distanziate, non piccoli sorsi quotidiani. Un’annaffiatura che penetra per dieci-quindici centimetri spinge le radici verso il basso, asciuga la superficie e lascia l’ambiente meno favorevole ai funghi. L’orario conta: al mattino presto l’acqua fa il suo dovere e se ne va, mentre di sera resta a lungo sulle foglie e nel feltro. La differenza, con il tempo, la vedi.

Come capire se stai esagerando? Il terreno parla. Se un cacciavite entra senza resistenza in pochi centimetri e la punta esce bagnata, puoi allungare l’intervallo tra le irrigazioni. Se invece trovi secco e duro sotto i primi millimetri, è il momento di una bagnatura seria. Soprattutto in estate, alterna giorni di riposo a giorni di irrigazione più generosa. Così sposti l’equilibrio verso l’erba e contro i funghi. Sembra controintuitivo, ma funziona.

Aerazione e drenaggio: quando l’aria fa la differenza

Un terreno compattato è come una spugna schiacciata: non assorbe bene e non respira. I funghi si adagiano in superficie, l’acqua ristagna nei primi centimetri e l’erba soffre. La carotatura con bucature profonde crea canali di scambio che asciugano e ossigenano. È un’operazione semplice, anche con attrezzi manuali se l’area è piccola. Subito dopo, una leggera sabbiatura aiuta a mantenere aperti i fori e a migliorare la struttura del suolo. Non è un dettaglio estetico, è un investimento sulla salute del prato.

Se in certe zone l’acqua si ferma dopo ogni pioggia, valuta un intervento di drenaggio più deciso. Può bastare ripristinare le pendenze con un topdressing ben dosato; in casi ostinati servono tubi drenanti o trincee ghiaiose. Sembra impegnativo, ma un suolo che drena interrompe la catena che porta i funghi a ripresentarsi. Ecco perché, quando risolvi il ristagno, anche i cappellini smettono di fare capolino.

Ombra, circolazione d’aria e altezza di taglio

Sotto una chioma fitta l’umidità dura fino a tarda mattina. I funghi ringraziano. Una potatura leggera che faccia passare luce e aria cambia il microclima del prato senza snaturare il giardino. Non serve trasformare l’albero in un ombrellino, basta alleggerire i rami interni. Anche l’altezza di taglio incide: un prato tagliato troppo basso scalda il suolo di giorno ma la notte trattiene umidità nelle zone più rade. Mantieni un’altezza che protegga il terreno e che permetta alle radici di lavorare in profondità. Il risultato è un tappeto meno stressato, che lascia meno spazio ai funghi.

C’è poi il tema del passaggio. Zone calpestate sempre nello stesso punto diventano compatte e umide sotto la crosta. Una piastra in legno, qualche passo in pietra o, semplicemente, cambiare abitudini quando si attraversa il giardino riducono il problema. Piccole scelte quotidiane che, sommate, spostano l’ago della bilancia.

Quando i funghi disegnano cerchi o semicerchi, è facile pensare a storie di fate. In realtà raccontano dove il micelio sta avanzando sotto il tappeto. A volte vedi solo il disegno più verde; altre volte compare una fascia secca dentro l’anello; altre ancora spuntano i cappellini a punteggiare il bordo. In ogni caso la gestione cambia di poco: serve rompere l’idrofobicità del suolo nella fascia del cerchio e restituire equilibrio.

Un metodo pratico è forare fittamente l’area dell’anello con un foraterra o con una forca, spingendo almeno dieci-quindici centimetri, e poi bagnare a fondo. L’uso di un bagnante specifico per tappeti erbosi può aiutare l’acqua a penetrare dove il micelio rende il suolo “respingevole”. In parallelo, una concimazione azotata moderata uniforma il colore, perché stimola l’erba a compensare la zona più verde lungo il bordo del cerchio. Non è un trucco, è fisiologia. Serve pazienza: i fairy ring si attenuano con la costanza, non con un colpo di spugna.

Fertilizzazione e pH: quando servono davvero

Concimare “a sentimento” non aiuta. Un eccesso di azoto umido alimenta anche il feltro, mentre una carenza lascia l’erba debole. La via di mezzo è una nutrizione regolare, bilanciata, calibrata sulla stagione e sul tipo di miscuglio. Se puoi, fai un semplice test del suolo per capire pH e dotazione di nutrienti. Un pH tra 6 e 6,5 tiene l’erba a suo agio e i funghi meno aggressivi. La calce dolomitica non è un anti-funghi; serve solo se il terreno è acido. Metterla “a prescindere” sarebbe come aggiungere sale alla pasta senza assaggiare: può andare bene, ma può anche rovinare tutto.

Una piccola digressione meritata riguarda il compost. È fantastico per la struttura del suolo, ma deve essere maturo. Compost giovane e ancora caldo porta con sé funghi saprofiti pronti a colonizzare. Se vuoi topdressing con materiale organico, scegli compost ben trasformato e distribuiscilo in strato sottile, lavorandolo nella superficie con una spazzola o una rete.

Fungicidi: ultimi della lista, non la soluzione lampo

La tentazione è forte: “Spruzzo un fungicida e la finiamo qui”. Peccato che la maggior parte dei fungicidi pensati per malattie del tappeto erboso abbia poco effetto sui funghi “da decomposizione” che vedi spuntare come cappellini. E anche quando funziona, spesso agisce sui sintomi e non sulle cause. Senza cambiare irrigazione, feltro e drenaggio, i funghi torneranno. Per questo il consiglio onesto è semplice: usa fungicidi solo quando identifichi una patologia vera della foglia o della radice che colpisce l’erba, seguendo etichetta, dosi e tempi. Per i funghi del prato “estetici”, la gestione culturale resta l’arma migliore.

Se la situazione è ostinata e hai già messo in fila pulizia, aerazione, drenaggio e irrigazione corretta, puoi confrontarti con un tecnico del verde per valutare interventi mirati. Meglio una diagnosi in più che una spruzzata a caso.

Bambini, animali domestici e sicurezza: prima di tutto

Alcuni funghi del prato sono innocui, altri no. Non trasformare il giardino in un laboratorio di micologia improvvisata. Raccogli i funghi appena li vedi, non lasciarli a portata di bimbi e cani curiosi, e lavati le mani dopo la rimozione. Sembra scontato, ma in molti giardini le sorprese nascono da una distrazione. Se usi prodotti, anche solo bagnanti o concimi liquidi, rispettane i tempi di rientro e aspetta che il prato sia asciutto prima di far giocare i piccoli.

Un aneddoto che vale una soluzione

Marco, giardino in pianura, tre querce generose e un’estate piovosa. A luglio compaiono funghi a gruppi, soprattutto lungo il lato ombroso. Lui parte deciso con il taglio basso, pensando di “far prendere aria”. Risultato opposto: più calore sul suolo di giorno, più umidità la notte, funghi felici. Ci fermiamo, alziamo l’altezza di taglio, facciamo una carotatura leggera sotto le querce, allegeriamo la chioma interna e spostiamo l’irrigazione all’alba, riducendo le frequenze. In due settimane i cappellini calano, in quattro si fanno rari. A settembre un topdressing sabbioso chiude il cerchio. Niente pozioni, solo gestione coerente. Quante volte succede una storia simile? Più di quanto immagini.

Calendario pratico: cosa fare nelle stagioni chiave

In primavera il prato riparte e anche i funghi scaldano i motori. È il momento ideale per arieggiare, scarificare con moderazione se il feltro è spesso e impostare l’irrigazione con criterio. In estate occhio ai temporali: dopo due o tre giorni piovosi, controlla e rimuovi subito eventuali funghi, poi lascia asciugare il suolo allungando gli intervalli tra le bagnature. In autunno, quando le temperature scendono e l’umidità sale, i funghi amano tornare in scena. Una carotatura, un taglio regolare e una concimazione equilibrata preparano il prato all’inverno con meno sorprese. In inverno, nelle zone miti, il monitoraggio continua, ma è soprattutto tempo di osservare e pianificare gli interventi strutturali se servono.

Domande ricorrenti senza giri di parole

I funghi fanno male al prato? Di solito no. Indicano decomposizione in atto. Il problema è estetico e, a volte, di sicurezza. La soluzione è cambiamento delle condizioni, non guerra chimica. Posso lasciarli lì e aspettare che passino? Sì, passeranno, ma torneranno se le cause restano. Rimuoverli e intervenire su acqua, feltro e ombra accelera la scomparsa. È vero che il bicarbonato li ferma? Può bruciare la foglia e alterare il suolo senza risolvere il micelio. Meglio evitare. E il rame? È efficace su alcune malattie, ma può accumularsi e non è la risposta per i funghi “da prato”. Ha senso concimare di più per nascondere il problema? A volte uniforma il colore nei fairy ring, ma non può essere l’unica strategia.

Mettere tutto insieme: un piano d’azione che regge

Immagina una sequenza semplice. Appena vedi i funghi, li rimuovi e pulisci la zona. Poi osservi: l’area è ombrosa, umida, con feltro? Agisci nell’ordine giusto. Prima riduci l’umidità superficiale regolando l’irrigazione. Poi apri il suolo con carotatura e, se serve, sabbiatura leggera. Alleggerisci l’ombra dove puoi e mantieni l’altezza di taglio adeguata. Chiudi con una nutrizione misurata e, se c’è un fairy ring, con forature fitte e bagnante. Non è una ricetta rigida, è una cornice. Dentro ci metti le tue condizioni. E sai qual è la parte più soddisfacente? Vedere che, settimana dopo settimana, i cappellini perdono voglia di ricomparire.

Conclusioni

Eliminare i funghi dal prato non significa dichiarare guerra alla natura. Significa capire cosa li attira e togliere loro la scena, lasciando spazio all’erba. Quando controlli l’acqua, alleggerisci il feltro, fai respirare il suolo e gestisci ombra e nutrizione, il prato cambia passo. Non tutto sparisce in un giorno, ma la direzione è quella giusta, e la differenza si sente sotto i piedi.

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Alessandro Sartori

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Sono Alessandro Sartori, un appassionato di fai da te e bricolage. Sono sempre stato attratto dal mondo della creatività e dell'autosufficienza, e negli ultimi anni ho sviluppato una vera passione per l'arte del fai da te. Dopo aver acquisito esperienza e competenze nel campo, ho deciso di condividere la mia passione con il mondo attraverso un sito. Il mio obiettivo principale è quello di ispirare e guidare le persone a realizzare progetti di fai da te in modo divertente, accessibile e gratificante.

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